Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa... e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi... Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo... la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov'era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l'America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l'aveva fatta lui l'America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato, muratore, brava persona... prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi... gli ha preso un po' la mano, ha fatto l'America...

  Quello che per primo vede l'America. Su ogni nave ce n'è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no... e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c'aveva già quell'istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l'America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando), AMERICA, c'era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l'America.

  Lì, ad aspettare.

 

Alessandro Baricco – Novecento

 

Vorrei trovarla. Io.

L’america.

 

Vorrei vederla, seduto sul ponte della nave, mentre leggo.

Vorrei vederla e gridare (gridando), AMERICAAAA!

 

Non l’America… America.

Parliamone.

 

A||ri|ca
n.p.f., s.f.
1 n.p.f., nome di un continente | colloq., gli Stati Uniti d’America
2 s.f., solo sing., occasione di guadagni facili e cospicui, situazione particolarmente propizia:
trova-re l’A.

 

 

De Mauro – il Dizionario della lingua italiana

 

Ecco:

trova-re l’A.

 

Vedete,

io non cerco l’America, Stati Uniti, stelle e strisce, McDonald, baseball, football, Obama e tuttoilresto.

 

Certo.

L’America… America non mi farebbe schifo.

Sapete.

La California, la Pixar (rivolo di bava che scende dall’angolino sinistro della bocca).

Il nuovo continente ha fascino.

 

Vedete.

Questa è una fase della mia vita che chiamerò la ricerca dell’america.

Non dell’America.

Dell’america.

 

Ogni uomo nella sua vita ha un obiettivo, un sogno, no?

Il mio si chiama america.

 

Vorrei trovarla la mia america.

Vederla, toccarla.

Sentirla sotto i piedi e sentirmi libero.

Sentire il suo odore e sentirmi… americano!

 

Si.

 

Io voglio fa’ l’americano.

 

Si.

Io sogno di poter diventare un giorno un a-me-ri-ca-no.

 

Salve, sono Gennaro Pepe Viggiano.

E voglio diventare americano.

Voglio fa’ l’americano, e so’ nato in Italy.

Forse è proprio questa Italy che mi comincia a stare stretta.

 

Voglio trovare la mia america.

Evidentemente non è qui.

 

Salve, sono Gennaro Pepe Viggiano.

Sono un pazzo che cerca l’america camminando con metri e metri di cielo sotto le scarpe (mica tre!), sono un pazzo che vive con una galassia di nuvole che gira intorno alla sua testa,

Una sorta di sistema solare a sé.

 

Sono Gennaro e cerco l’america.

Questo sogno mi è stato cucito addosso e ormai fa parte di me, un po’ come il 10 dell’indimenticabile  Maradona (sempre meglio di Pelè) sulle spalle di scugnizzielli e scugnizzielli qui in Campania.

Questo sogno, come quel dieci bianco sullo sfondo azzurro ( 10 ) è un peso.

E una promessa.

 

La mia promessa sarà mantenuta.

Lo giuro.

 

Sono molte le strade che portano all’america, forse più di quelle che portano a Roma.

 

...benvenuti sull'Oceano, a proposito che ci fate qui? una scommessa, avevate i creditori alle calcagna, siete in ritardo di una trentina d'anni sulla corsa all'oro, volevate vedere la nave e poi non vi siete accorti che era partita, siete usciti un attimo a comprare le sigarette, in questo momento vostra moglie è alla polizia che dice era un uomo buono, normalissimo, in trent'anni mai un litigio... Insomma, che diavolo ci fate qua, a trecento miglia da qualsiasi fottutissimo mondo e a due minuti dal prossimo conato di vomito? Pardon madame, scherzavo, si fidi, se ne va questa nave come una biglia sul biliardo dell'Oceano, tac, ancora sei giorni, due ore e quarantasette minuti e plop, in buca, New Yoooooork!

 

Alessandro Baricco – Novecento

 

In America ci si arriva così.

Anche in america ci si arriva così.

 

C’è chi vi arriva per scappare da qualcosa, chi per trovare qualcosa, chi perché ha perso la strada.

E ora.

Si ritrova in america.

Ed è fe-li-ce-

Felice.

 

E poi.

C’è chi vi arriva perché stava sognando.

 

Immaginate.

Pensate ad un uomo.

Un uomo qualsiasi.

Con un sogno qualsiasi.

 

L’america, lui, la troverà in una mattina di marzo, quando il cielo è azzurro.

Starà camminando, inseguirà i suoi sogni.

E così, senza accorgersene, senza sapere nècomenèquandoeperché

Arriva in america.

 

Ecco.

Io voglio arrivarci così.

 

Salve, sono Gennaro Pepe Viggiano.

Vent’anni ancora da compiere.

 

Alla ricerca dell’america.

Questa follia è stata scritta alle 01:58 il giorno giovedì, 02 luglio 2009... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (2)!?!
Cose da matti!
messaggio_in_bottiglia

 

L’attore 1 entra in scena, si siede su un divano e inizia a scrivere.

 

Diario di bordo Rimesparseworks.

Giorno di navigazione numero seicentosedici.

 

L’attore 2 entra in scena, si siede sulla sua sedia e inizia a scrivere.

 

“Erano ormai seicentosedici giorni e quella barca era in mare,

erano ormai seicentosedici giorni e quella barca continuava a navigare.

Controcorrente, diceva qualcuno.

 

Era salpata dal porto di Santa Maria Capua Vetere, quarantamila anime più o meno.

 Il posto giusto da cui partire.

Soprattutto per le persone come lui, che quel posto di certo non l’amava.

 

Me lo ricordo il giorno in cui è partito, sulla sua zattera fatta di bottiglie di vetro; di solito le bottiglie di vetro in mare portano messaggi, no?

Nel suo caso il messaggio era lui.

 

Era partito ai primi di dicembre,

armato solo dei suoi sogni e della sua fantasia (che a sua volta gli serviva a creare altri sogni).

 

I suoi sogni erano semplici, di chi ormai ha visto tutto o non vuole vedere più niente,

i suoi sogni erano di quelli irrealizzabili, come quelli di Neil Armstrong quand’era bambino,

I suoi sogni erano di quei sogni che nessuno osa sognare.

 

Erano i sogni semplici, di un ragazzo semplice:

 

Diventare sceneggiatore,

andare via di casa,

trovare un’altra ragazza, seria, preferibilmente lontana dalla sua città,

andare via di casa,

conoscere persone, preferibilmente non della sua città.

Andare via di casa.

 

Era un ragazzo semplice, spesso sulle sue, spesso taciturno per paura che qualcuno scoprisse quella parola incespicante tra le sue labbra.

Un altro sogno era quello.

Non inciampare più sulla sua lingua, ma comunque essere grato a quella malat… a quel bloc.. a quell’insicur… a quel nonsocchè che lo ha reso il ragazzo che è.

 

Forse è ancora uno dei suoi sogni.

 

Me lo ricordo il giorno in cui è partito.

Da allora ne ha viste di cose.

Da allora ne ha sentite di cose.

Ne ha capite di cose.

 

Ha capito che non di tutte le persone ci si può fidare,

ha capito che spesso le persone che ispirano meno fiducia sono quelle che ne meritano di più,

ha capito che buttarsi a capofitto in una storia d’amore non è uno sbaglio.

Anzi.

Ha capito che in quei diciassette anni aveva visto così poco da credere che quello fosse il mondo.

 

A quel punto ha espresso il desiderio di andare via.

 

In seicentosedici giorni ha visto un pezzo, seppur piccolissimo, di vita.

Quella vera.

In seicentosedici giorni è stato all’Inferno in Paradiso in cima al mondo in capo al mondo sui fiori suognipetalodirosa su ogni monte in ogni mare fiume lago o ruscello che sia nei deserti negli oceani nei posti che esistono e quelli che no quelli che fanno crescere e quelli che fanno capire è stato nei posti che credeva non esistessero.

 

L’attore 2 riprende fiato, beve un sorso d’acqua.

 

E c’è stato così.

Proprio come ve l’ho raccontato io.

Tutto d’un fiato.

 

Adesso è lì, stretto tra lo stretto di Messina.

Adesso è lì, pronto a iniziare una nuova vita che spera sia migliore di quella passata.

Adesso è lì, con meno sogni e più certezze.

 

Anzi.

Un sogno:

l’America."


 L’attore 2 esce di scena.

 L’attore 1 esce di scena tra gli applausi.

Questa follia è stata scritta alle 20:25 il giorno domenica, 07 settembre 2008... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (2)!?!
Cose da matti!

 

 

Dolce amore mio,

oggi facciamo sei mesi, sai?

 

Sei mesi, quasi mi commuovo amore mio.

Quasi mi commuovo se penso a come ci siamo trovati, a come ci siamo piaciuti, amati.

 

E ora ci amiamo

e ci vogliamo.

 

E vogliamo essere felici

e felici insieme.

 

E abbiamo dei progetti,

insieme.

 

Sei mesi amore!

I più dolci, i più teneri, gioiosi, duri, felici, innamorati, tristi.

Eppure son passati sei mesi da quando stiamo insieme.

Non potrei desiderare di meglio amore mio.

 

La ricordi quella notte amore mio?

Ci siamo rifugiati dietro cose assurde fino ad allora, ricordi amore mio?

 

Ti am… mazzerei di bacini!

 

Ti amu!

…che è durato una sera sola.

 

Poi…

Ti amo!”
”Come?!”
Ti amo!”
”Con la O!?”
”Con la O… TI AMO!!!”

“…”
”…”
TI AMO!!!”

 

…era il ventuno ottobre amore mio, ricordi?

Erano le due, non riuscivamo a dormire.

 

Il primo “ti amo”:

la peggior cura contro l’insonnia.

 

Da allora son passati sei mesi, e noi, da sei mesi stiamo insieme ufficialmente.

 

Son sei mesi che ti penso in ogni secondo delle mie giornate,

che ti sogno in ognuna delle mie nottate.

Che ti penso e piango in ognuna delle notti insonni da quando ho te.

 

Son passati sei mesi da quella notte amore,

mezzo anno insieme.

 

Mezzo anno fatto di cose brutte,

ancor più brutte,

poi belle,

poi ancor più belle.

Poi fantastiche.

Poi meravigliose.

 

Ancora più belle col passare del tempo.

 

Oggi festeggiamo sei mesi piccola,

scusa se non sono stato il fidanzato dolce di sempre proprio oggi che ce n’era il bisogno,

scusami amore.

 

Oggi festeggiamo sei mesi,

e non voglio che questa giornata sia completamente da buttare.

Ti voglio dedicare qualcosa da quassù,

l’unica cosa con cui posso riuscire a emozionarti in questa situazione.

 

Ti amo amore,

ti amerò per sempre tesoro.

 

E non ho paura di dirlo ad alta voce.

Certe cose sai, si preferisce bisbigliarle sotto il cuscino dopo la buonanotte,

certe cose si preferisce non dirle o non pensarle

per paura che non possano avverarsi.

 

Ebbene,

io voglio gridartelo dalle vette del Tindari,

dalla spiaggia a Marinello,

sulle barche di Milazzo,

dai traghetti che ci portano a casa tua,

voglio gridartelo dalla balconata di Taormina,

voglio gridarlo dal balcone di camera tua:

 

TI AMO!

 

Ti amo amore mio,

e colgo l’occasione per ringraziarti

ancora una volta.

Di come sei stata dolce con me, sin dai primi istanti,

di come hai cambiato la mia vita senza saperlo.

Ti dico grazie,

per la fiducia che hai in me,

quella che nessuno ha mai avuto.

Ti dico grazie perché sei dolce come nemmeno avrei immaginato.

Ti dico grazie perché sei forte, una con le palle.

Da grande voglio essere proprio come te.

 

Da grande voglio essere proprio con te,

voglio renderti felice in ogni giornata della tua vita,

voglio regalarti sorrisi, quelli che mi lasciano senza fiato.

Voglio regalarti lacrime,

quelle che ci sono sulla mia spalla e non sai quanto ho amato.

 

Voglio regalarti tutto il bene che meriti tesoro,

tutto l’amore di cui sono capace.

 

Voglio regalarti le bolle di sapone,

una cenetta romantica col pollo ai mostri,

un pic-nic al parco della Reggia,

un TI AMO scritto sulla sabbia sotto il Tindari.

 

Voglio regalarti un raggio di sole,

quattro gocce di pioggia,

una fetta di luna,

un bicchiere di mare,

un pugno di sabbia,

un bacio con le labbra sporche di cioccolato,

un soffio di vento,

il panorama che si vede di sera dal molo di Milazzo,

quattro stelle,

due piume di un upupa,

una canzone,

due perle.

un foglio di carta

e una poesia.

 

Una poesia, come la nostra storia d’amore.

 

E non c’è poesia più bella, dolce, delicata.

Romantica.

 

Ti amo amore mio.

Auguri.

 

Questa follia è stata scritta alle 21:30 il giorno lunedì, 21 aprile 2008... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (8)!?!
Cose da matti!
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.


                              (Pablo Neruda – da “Cento sonetti d’amore”)

Piiiiiiiiiccula!
sono di nuovo qua, di nuovo su queste pagine che tanto ti piacciono e tanto ti fanno commuovere
Sono di nuovo io
L’intento, stavolta, non è commuoverti, o sorprenderti
come spero di essere riuscito in altre occasioni

Non posso farti altri regali se non questo
queste
Queste poche righe che parlano d’amore, il nostro amore

Si
L’amore

Quello che ci fa essere lontanamente vicini, a sentire i sorrisi dell’altro, le lacrime
le gioie le preoccupazioni le ansie
Le paure

Oggi è san Valentino
il mio regalo è sfumato
Peccato
Conoscendomi sarebbe venuto proprio bene

Sarà per la prossima volta

Oggi e san Valentino
un regalo non posso dartelo
o  spedirtelo…
no, non sarebbe la stessa cosa

Non sarebbe lo stesso spedirti un peluche, un mazzo di fiori, qualcosa che ti ricorderebbe in modo  vago il NOSTRO primo san Valentino
Non voglio sia così

Fossimo stati insieme sarebbe stato diverso, sarebbe stato… speciale
Come il nostro amore, no?

E oggi invece, ci ritroviamo così
così lontani
così distanti

Eppure io sono là, e tu senti il mio fiato sul tuo collo, senti il mio odore sempre più forte e le mani che ti stringono la pancia
Sono dietro di te
Mi  senti amore?

Eppure tu sei qua
sento il calore del tuo collo sotto la mia bbocca, sento il tuo odore, i tuoi capelli morbidi sotto il mio naso
Mi parli d’amore
Ti parlo d’amore
Sei d’avanti a me

E io ti abbraccio e ti stringo forte, le tue mani sono fredde e mi passano sulla schiena
Le sento
Sei tu

Oggi  ci sei tu
Oggi ci sono io

Oggi c’è il nostro amore, quello che ci aiuta a sopportare la situazione difficile
Oggi c’è il nostro amore
quello che distrugge, come le onde i castelli di sabbia, tutte le preoccupazioni e i timori

Oggi è il nostro giorno
Il giorno in cui voglio gridare che ti amo, tanto forte da fartelo sentire fin laggiù, fino ai monti della tua amata Sicilia
Voglio gridarti: “Ti amo”
voglio scriverlo sui muri, sulle strade che percorrerai
che percorreremo
voglio scriverlo sui marciapiedi
voglio scriverlo di margherite avanti al cancello di casa tua
voglio scriverlo sui bicchieri che saranno appannati dal tuo fiato ogni volta che ci berrai
voglio scriverlo sulla sabbia, vicino ai laghetti di Marinello, ben lontano dalle onde che lo cancellerebbero
Voglio scriverlo a caratteri cubitali sulle montagne, sul tuo cuscino, che ormai non odora più di me
Voglio scriverlo con le stelle
voglio scriverlo nel mare di Calabria,
sui traghetti a Villa
voglio scriverlo sulle nuvole sulle quali ti muoverai in punta di piedi stanotte
voglio scriverlo su tutto ciò che toccherai
voglio scriverlo nelle canzoni che ascolti, quando ti faranno pensare a me
voglio scrivertelo di cioccolato sulla schiena
Voglio scriverlo al posto della lode a fianco a ogni voto di ogni tuo esame all’università
Un “Trenta e ti amo” è più e gratificante di un “trenta e lode”, no?

Voglio dirti che ti amo, e che te lo dica il cielo, il mare, la terra
E che tutta possa ricordarti che ti amo
Io TI AMO!

E poi
E poi ti amerei
Ti amerei così
Perché solo così so amare e solo così voglio amarti

Voglio amarti di cose semplici
voglio amarti di bolle di sapone
voglio amarti di dita sporche di acquerelli
voglio amarti di fogli rossi di pastelli
voglio amarti di zagare tra i capelli

Voglio amarti come le onde del mare amano la luna di notte
voglio amarti come il vento ama i fiori, e gli carezza la testa
Voglio amarti come la rugiada ama le foglie di prima mattina
voglio amarti perché solo questo so fare
Perché questo è il mio amore

Ti amo tesoro.
Buon san Valentino.
Questa follia è stata scritta alle 22:49 il giorno giovedì, 14 febbraio 2008... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (5)!?!
Cose da matti!





“A te che sei l’unica al mondo,
l’unica ragione per arrivare fino in fondo
ad ogni mio respiro.
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole,
senza che tu mi dica niente
tutto si fa chiaro…”


                                                   Jovanotti – A te




[…il treno proveniente da ROMA TERMINI e diretto a SICILIA, arriva a parte dal binario 2.]

E’ l’ennesimo annuncio.
Ma quando arriva sto treno?!

E invece eccolo, il treno che mi porterà da lei.
Dalla mia Rosa.
La voglio.

Ti voglio.

Ti voglio.
Con tutto me stesso,
con tutto il cuore,
con tutta l’anima.

L’ho voluta, ti ho voluta.

Ti ho voluta.
Con tutto me stesso,
con tutto il cuore,
con tutta l’anima.
Ho combattuto.

E ora…

Ora sta per essere mia, stai per essere mia;
quelle labbra, le tue labbra, saranno mie,
i miei occhi non guarderanno altro che te,
le mie mani non toccheranno altro che te,
il mio naso non sentirà che il tuo profumo.
La mia bocca non avrà altra voglia,
se non quella di sentire il calore della tua bocca.

Io non avrò che una voglia:
dirti che ti amo.

E ora…

E ora questo treno è partito.
Poche ore amore,
poche ore ancora.

Sarai mia.
Sarò tuo.

E ora…

Ora sento stridere i binari sotto questo treno,
è un rumore così… così… odiosamente dolce.

E’ odiosamente dolce questo rumore di ferraglia,
questo cumulo di persone che parla in calabrèèèèèse!
Questa bambina che chiede la destinazione a tutti i passeggeri con un marcato accento romanesco.
Queste voci.
Saranno le ultime che sentirò prima della tua.

Corri treno corri!
Corri treno!
Non ti fermare!
Portami da lei, treno.
Ti prego!


Corri treno.
Guarda il mare,
gli scogli,
i monti,
le spiagge.

Guarda gli scorci di vita ai lati del tuo binario,
guarda il sole che si riflette sul mare.

Ma ti prego,
non farmi stare un altro minuto senza di lei.

Guarda amore.
Il mare di Sicilia.
Stiamo vedendo lo stesso mare.
Stiamo sognando il nostro incontro guardando questo mare,
ascoltando il battito dei nostri cuori sempre più rumoroso,
ascoltando lo scroscio delle onde, lo stesso scroscio.

Stiamo annusando lo stesso profumo amore.

[…prossima fermata: VILLA SAN GIOVANNI.
Prossima fermata: VILLA SAN GIOVANNI.]

Eccomi.

Stai per essere mia.
Sto per essere tuo.

Ma ci pensi amore?!

Ti ho voluta.
Con tutto me stesso,
con tutto il cuore,
con tutta l’anima.
Ho combattuto.

E ora…

Ora sta per essere mia, stai per essere mia;
quelle labbra, le tue labbra, saranno mie,
i miei occhi non guarderanno altro che te,
le mie mani non toccheranno altro che te,
il mio naso non sentirà che il tuo profumo.
La mia bocca non avrà altra voglia,
se non quella di sentire il calore della tua bocca.

Stiamo per essere nostri.
Così,  come abbiamo sempre sognato.
Ma ci pensi amore?

Dove sei amore?!
Dove sei?!


Dove sono le tue labbra?
Dove sono le tue mani?


Dove sei amore?!
Dove sei?!



[“Amore dove sei?”
“Al bar… dove c’è l’imbocco per i traghetti…”
“Oh mio Dio…”
“Che c’è?”
“La vedi tutta quella gente che sta venendo verso di te?””
“Si! …oh mio Dio…”
“Aspetta ancora un attimo…”
“…”
“Ciao…”
“Ciao…”]


Eccoti.
Ti ho desiderata così tanto, e ora non so cosa dire.
Ti ho cercata così fortemente, ora ti ho trovata.

C’è la tua mano nella mia ora.
Mi tiri a te con forza.

Ci stiamo abbracciando amore.
Sei tra le mie braccia.
Sei mia.

Mi guardi, ti guardo.
Mi sfiori i contorni del viso, ti sfioro i contorni del viso.
Mi guardi negli occhi, ti guardo negli occhi.

Mi sono perso.

E all’improvviso…
Uno scatto, un impulso, una voglia.
Un bacio.
Il bacio.

Il bacio più dolce che possa esistere,
il bacio più emozionante.
Il nostro bacio amore.

Un bacio lunghissimo… non so quanto lungo.
Quando abbiamo iniziato a baciarci forse c’era ancora il sole.

“Ti amo.”
“Ti amo.”


Ti amo.

"...a te che sei,
semplicemente sei,
sostanza dei giorni miei,
sostanza dei giorni miei..."

                                                                                                     Jovanotti - A te
Questa follia è stata scritta alle 23:37 il giorno martedì, 22 gennaio 2008... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (1)!?!
Cose da matti!
Ciao Amore,
ti scrivo da qua perché mi risulta più facile,
ti scrivo da qua perché voglio che questo blog abbia qualcosa di “tuo”.
Ti scrivo da qua in modo che ogni volta che passerai ti ricorderai di me.
Di quanto ti amo.

Di quanto ti voglio.

Ciao mio raggio di sole…
Proprio così!
Raggio di sole.

La luce calda che entra dalle fessure della persiana in queste fredde mattinate di metà autunno,
e io sono ancora intontito mentre il telefono squilla, rispondo, sei tu.
Mi scaldi la giornata con un: “Buongiorno amore!”.
Solo allora mi accorgo che non sei solo un sogno.
Il vento caldo che mi scivola sulla faccia alle sette e mezza del mattino.
E quel vento sei tu amore,
e quel vento è nelle tue labbra.
E tu mi baci e io ti bacio.
E ci baciamo e ci vogliamo.

E io ti voglio.
E ti voglio nelle mattinate d’inverno, a scuola, quando sono poggiato al termosifone.
E fa freddo.
Freddo.
E tu arrivi a scaldarmi le labbra come una tazza di cioccolata calda,
e sei dolce come non mai.
E mi scaldi e mi abbracci.
Sento ancora il tuo sapore sulle mie labbra.
Sento ancora quel tiepido torpore,
la tua mano,
fredda nella mia.
La tua bocca,
calda sulla mia pelle.
E tu mi baci
E io ti bacio.
E ti voglio.

E ti voglio, nei pomeriggi d’aprile.
Esser sorpresi dalla notte mentre siamo ancora distesi su quel prato,
abbracciati,
accoccolati
a guardare quel cielo dipinto di rosa.
Come te.
Guardare quel cielo al tramonto,
quel sole  lontano ci guarda.
Ci amiamo.
E restiamo a baciarci
nel buio,
le nostre labbra sanno dove trovarsi,
il tuo naso respira su di me.
E’ mio.
E le nostre labbra vivono di vita propria.
Non sono mie, non sono tue.
Non sono nostre.
Si amano come noi ci amiamo.
E ci baciamo e ci vogliamo.

E io ti voglio.
Ti voglio nelle notti d’agosto, in riva al mare.
Io, tu, noi:
il nostro amore.
I nostri sguardi al cielo a guardare le stelle,
le bocche aperte, incantate, estasiate
protagoniste di sere d’estate.
Le labbra socchiuse si sfiorano appena,
il nostro amore al chiaro di luna,
le mani tue bagnate di sabbia,
le tue gambe mi tengono in gabbia.
Ti bacio il collo,
ti voglio,
ti tocco,
respiro
assaporo.
La luna è d’argento, le stelle son d’oro,
ci guardano;
e guardano le nostre effusioni,
vivono, sentono le nostre emozioni,
i nostri teneri baci.
Taci.
Siamo solo tu ed io,
le stelle ci guardano
fanno scintillio
sulle onde del mare,
 io e te
stiamo là a sospirare.
Ad amarci,
a volerci.

E ci baciamo e ci vogliamo.
Ti amo.
Questa follia è stata scritta alle 21:31 il giorno domenica, 18 novembre 2007... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (9)!?!
Cose da matti!


Signore, Signori,
Greg Pattillo.

Ho deciso di aprire questo nuovo post col video dell’artista americano (nella sua performance alla Union Square di Manhattan accompagnato dal violoncello di Eric Stephenson)  come elogio al libero sfogo della fantasia, alias follia,
in certi casi.
Secondo me.

Chi meglio del geniale Mr. Pattillo avrebbe potuto rendere l’idea?


Fantasia:
“è un termine che assume diversi significati. Di base, la fantasia è una facoltà della mente di creare immagini che possono intrecciare immagini reali ed irreali, o essere completamente irreali.”


Wikipedia

Fantasia.
Fantasia come una valvola di sfogo,
fantasia…
ci nuoto, m’immergo… annego.
Affogo.

Fantasia.


Fantasia:
padrona delle mie rime sparse,
fantasia;
compagna delle mie notti perse,
di gocce perse,
di penne immerse,
in gocce scorse,
da stelle terse.

Fantasia,
la mia follia,
la mia pazzia,
poesia.
Magia.

Fantasia:
La mia scintilla,
La stella cadente che lascia la scia.
La luna che brilla.
La pioggia che inonda le strade,
la pioggia che bagna i volti,
la lacrima che lenta, cade
su cuscini bianchi, lenzuoli avvolti.

Fantasia.
In versi sciolti.

“…se vuoi scrivere romanzi
studia Sergio Leone, se vuoi fare film
ascolta Verdi, se hai in mente un serial
televisivo studia Flaubert, se vuoi fare
il pubblicitario ascolta il rap, se vuoi
scrivere poesie leggi Dylan Dog…”

Brochure Scuola Holden


Fantasia,
dote innata di chi è sognatore,
cammina sul tempo,
bacia le ore.

Fantasia,
fulmine, scintilla… lampo!

Fantasia,
sentirla sul corpo,
sentirne il calore,
sognarla la notte
e farci l’amore.

Fantasia,
una dolce ossessione,
la vita, passione,
la droga sin dal mattino,
vedere le pecore in cielo.
Come un bambino.


“…if you have no voice,
SCREAM;
…if you have no legs,
RUN;
…if you have no hope,
INVENT.”

Cirque du Soleil – Alegria

Fantasia,
cieli di fragola,
ali di panna.
Fantasia.

Una storia, una favola
ai bimbi
prima della nanna.

Fantasia,
perché resto bambino.

Voglio le favole!
voglio le fragole!
Voglio magia.

Signore, signori.
Fantasia.
 
Questa follia è stata scritta alle 21:30 il giorno sabato, 15 settembre 2007... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (6)!?!
Cose da matti!
Stop.
Fermati.
Respira lentamente.
Rallenta il battito cardiaco.
Cammina.
Respira normalmente.

Corri!

Riprendi fiato.

Corri.

Ebbene si.
E’ così.

Non avrei potuto scegliere parole più adatte di queste per descrivere la mia vita in questo periodo, relativamente lungo, di assenza dal mio amato blog.
Non l’ho nemmeno visto in queste ultime settimane,
ma lui non si è dimenticato di me:

Setsuna che mi fissa dallo sfondo,
Gran Finesse come sottofondo.

Ebbene si.
E’ così mio caro blog.
Non avresti potuto scegliere accoglienza migliore.
Grazie.

Un ringraziamento va anche ai miei amici/fans (risata), che hanno continuato a visitare il mio blog in questo periodo, facendo toccare a  quest’ultimo l’insperata quota 3.000 visite.
Grazie.


Stop.
Fermati.
Fai una pausa.
Prendi il tempo che ti occorre.
Rifletti.

“La scuola è finita, che farai ora?”
“Non lo so.”
“Come non lo sai!?”
“Non lo so.”

Respira.
Non perdere la calma.

“E dopo quest’anno che farai?”
“Non lo so.”
“Non sai proprio un cazzo oggi!”
“Lo so.”
“Almeno una cosa la sai!”

I diciotto anni stanno per arrivare, pochi giorni, otto per la precisione.

“Otto fottuti giorni, sei contento?”
“Non lo so.”
“Dovevo aspettarmelo.”

Eh già.
I diciotto anni arrivano, ma non so quanto ho voglia di loro né quanto loro ne hanno di me.
Diciotto anni.
Diciotto volte l’otto agosto.

“Diciotto anni cazzo! Che ne farai della tua libertà?”
“Non lo so.”
“Posso averla una risposta seria?”
“Credo che finirò la scuola e darò un gran bell’esame.”
“Hai sempre odiato la scuola. Perché vuoi dare un bell’esame?”
“Voglio capire quanto cazzo valgo.”

Scelte:
falle.

“E dopo il tuo esame?”
“Non lo so.”
“...”
“Sai, ora come ora, mi sento proprio come un bambino: il pompiere, l’astronauta, il ginecologo delle star... potrei volere di tutto!”
“Scelte più serie?”
“Farò l’università.”
“Hai già qualcosa in mente?”
“Due cose totalmente differenti.”
“Sarebbero?”
“Ingegneria informatica o...”
“O?”
“Laurea triennale in Scienze della Comunicazione e provare a essere ammesso all’accademia cinematografica.”
 “Per fare...?”
“Lo sceneggiatore.”
“Hai le idee chiare, vedo.”
“Già.”

Respira lentamente.
Rallenta il battito cardiaco.

Respira,
fai rallentare il battito.
Guardati intorno.
Calma.

“Cosa stai guardando?”
“La luna, è piena.”
“Perché?”
“Mi rilassa.”

La luna piena.
E’ tanto che non la guardo, e riesce a farmi sempre lo stesso effetto: rilassarmi.
La sua faccia di formaggio mi sorride.
Sembra dirmi che tutto andrà bene.
Le credo.

Cammina.
Respira normalmente.

“Cosa farai ora?”
“Non lo so”
“Non è proprio giornata, eh?”
“Sei tu che fai tutte ste cazzo di domande, sembri Marzullo”
“Fatti una domanda e datti una risposta.”
“Con chi cazzo stai parlando?
Non lo so.”

Corri!

Riprendi fiato.

Corri.
Questa follia è stata scritta alle 21:30 il giorno martedì, 31 luglio 2007... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (8)!?!
Cose da matti!
...e finalmente un po’ di tempo.
Un po’ di tempo per me.
Tutto per me.

Sono le 21 e 05.
I Coldplay stanno suonando Yellow.

Dopo un mese.
Un altro.
Passato tra i banchi di scuola.
Un altro.
L’ultimo.

Un mese in cui non ho avuto tempo per scrivere, né forza.
Né voglia
che ultimamente và e viene come il sole in questi primi di giugno.

Le 21 e 09.
Ray Charles canta I’ve got a woman.

Ma ora ho tempo.
Un po’ di tempo per pensare.
Pensare.

E penso che l’anno scolastico volge al termine,
il quarto per fortuna.
Un altro anno, ancora uno.
E finalmente potrò mandare a fare in culo tutto e tutti
e fare quello che mi pare.
Potrò mandare a fare in culo quella gente che per anni mi ha letteralmente “rotto le palle”.
Potrò mandarla a fare in culo quella gente.
Potrò mandare a fare in culo quei megalomani, falliti, che non hanno fatto un cazzo nella vita e ora fanno i professori.
Tutti quegli stronzi con la battuta facile,
la battuta che suscita le false risa delle ampie schiere di lecchini.
Lecchini del cazzo.

Sono le 21 e 12.
Jamiroquai, Black Crow.

E finalmente un po’ di tempo.
Un po’ d’estate tutta per me.
Tutta per me.

Ebbene si.
La mia estate inizia oggi.
Interrogazioni e compiti non sono altro che recenti ricordi,
ci vorrà del tempo prima che ridiventino delle imminenti paure.

21 e 17 minuti.
Daniele Silvestri.
Le cose che abbiamo in comune.

Ebbene si,
ho iniziato a scrivere la stesura del soggetto per la mia prima sceneggiatura...
Speriamo bene.

Ho ricominciato a realizzare delle animazioni in flash,
ho cominciato a realizzare delle pagine web.
Speriamo bene.

...e da pochi giorni ho iniziato a svuotare lo studietto per “ristrutturarlo a modo mio”
Una faticaccia.
Speriamo bene.
 
Andrò (a giorni) ad iscrivermi alla scuola guida.
Eh già! Un paio di mesi e sarò maggiorenne e patentato anch’io.
Speriamo bene.

Quante cose da fare eh?
Beh! Speriamo bene.


21:21.
Silenzio.
Voglia di silenzio.
Bisogno di silenzio.
Silenzio.
Perché il silenzio è ciò che ci vuole in certi casi.
Silenzio.
Non voglio sentire.
Non voglio sentire la voce di mia madre,
né il frenetico rumore delle pentole in attesa che sia pronta la cena;
né la ventola del computer che vibra,
né il rumore delle sporadiche auto che attraversano Traversa Melorio.
Silenzio.

Basta.
Silenzio.
Un po’ di silenzio.

21 e 29.
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Questa follia è stata scritta alle 21:29 il giorno domenica, 10 giugno 2007... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (3)!?!
Cose da matti!

1183 passi
Dalla fermata dall’autobus a casa.

[Vederla...]

1183 passi
E ogni passo è un’emozione,
un ricordo,
una sensazione.

E ogni passo è un passo.
Un passo più svelto, uno più lento,
uno più corto, uno più lungo.
Un passo.

[...sfiorarla e sentirne il profumo...]

1183 passi.
E ogni passo è una storia:
di quei passi svelti e disordinati,
di quel fiato perso a rincorrere le stelle.
Raggiungerle.
Non afferrarle mai.

[...proseguire a passo lento...]

1183 passi,
luoghi oscuri, case alte,
grigie,
marciapiedi interminabili, grigi
pieni di strisce rosee.

[...trattenere il respiro per sentire il rumore dei suoi tacchi...]

Son le due e mezza.
L’odore del legno poco prima di arrivare alla ragioneria,
la mescolanza degli odori delle piante del giardino della casa poco prima della scuola media;
la puzza
dei pesci non venduti alla pescheria.

[...attraversare la strada e perderne le tracce...]

1183 passi,
passo più, passo meno,
passi indietro: come quelli che non ho mai fatto.

Passi su passi,
orme su orme,
strada asfaltata,
vita vissuta.

Passi.
I miei.

[...rivederla.
Rimanere senza fiato.]

Questa follia è stata scritta alle 21:28 il giorno mercoledì, 16 maggio 2007... ma non avevo nient'altro da fare?
Ci sono stati pure commenti (7)!?!
Cose da matti!